Un banco ebraico a Castelleone nella prima metà del Seicento

Riporto la scansione dell’articolo “Un banco ebraico a Castelleone nella prima metà del Seicento“, di Giuseppe Laras and Baptista Corona Gubernator, La Rassegna Mensile di Israel, terza serie, Vol. 37, No. 4 (Aprile 1971), pp. 228-241 disponibile su JSTOR all’indirizzo http://www.jstor.org/stable/41283461

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Visita virtuale allo Studiolo di Federico da Montefeltro

Lo Studiolo di Federico da Montefeltro è uno degli ambienti più celebri del Palazzo Ducale di Urbino. Le pareti sono coperte da tarsie lignee tuttora in situ, che creano effetti illusionistici di continuazione dell’architettura. Originariamente le pareti erano decorate nella parte superiore da un fregio con ventotto ritratti di “Uomini illustri del passato e del presente”, disposti su due registri, opera di Giusto di Gand e Pedro Berruguete del 1473-1476 circa, ed oggi divisi tra il Museo del Louvre e la Galleria Nazionale delle Marche, quattordici pezzi ciascuno.” I 28 dipinti verranno riuniti per la prima volta dopo secoli a Urbino in occasione della mostra “Lo Studiolo di Federico da Montefeltro” che si terrà dal 7 marzo al 5 luglio 2015 al Palazzo Ducale. Nel frattempo ho raccolto tutte le fotografie disponibili sullo studiolo (le tarsie lignee e tutti i 28 ritratti) e preparato su Wikimedia Commons una galleria di immagini che consente di fare una visita virtuale. Buon divertimento!

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Bartholo Sentinati (Bartolo da Sassoferrato), Studiolo di Federico da Montefeltro

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La Dea Suasa in una lettera di Paolo Manuzio a suo figlio Aldo

Il 9 agosto del 2013, cercando sul web, ho trovato questa lettera del celebre tipografo ed editore Paolo Manuzio al suo carissimo figliuolo Aldo in cui si parla di alcune iscrizioni ritrovate a Suasa, una delle quali cita la Dea Suasa.

Lettera  XCII - 1Lettera  XCII - 2Mi sembra una lettera interessante, alcune considerazioni in libertà:

  • La lettera è del 30 maggio 1573, l’iscrizione sulle scale del museo di Castelleone di Suasa riguardante gli scavi di Ottaviano Volpelli e il cardinale Giulio Della Rovere (citato anche nella lettera) è del 1569, quindi le iscrizioni di cui si parla dovrebbero essere quelle ritrovate pochi anni prima da Volpelli nella sua attività archeologica a Suasa.
  • Il “cardinale di Caesis” desideroso di collezionare le iscrizioni della Gens Caesia, dovrebbe essere Pierdonato Cesi (1522-1586), in quanto da un breve verifica mi pare che gli altri cardinali della famiglia Cesi nel 1573 o erano già morti oppure non erano ancora stati creati cardinali.
  • L’iscrizione CIL XI 6173 (vedi 1 e 2) parla del restauro del tempio della dea Suasa felix a cura della gens Aetria ma non della gens Caesia, quindi forse si sta parlando di un’altra iscrizione andata perduta o la menzione della gens Caesia era contenuta in un’altra iscrizione e qui si fa riferimento proprio alla stessa CIL IX 6173?
  • Non so su quali basi, ma c’è chi sostiene che “Alla gens Caesia sono da ricondurre i toponimi quali Cesio, Cesana, Cesiomaggiore, Cesano“. Probabilmente è solo una coincidenza ma suggestiva.

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Castelleone di Suasa – Piazza Vittorio Emanuele II – Fotografia datata 17 agosto 1907

Castelleone_di_Suasa_-_Piazza_e_Torre_civica_-_17_agosto_1907

Fotografia scattata a Castelleone di Suasa (AN) e datata 17 agosto 1907.

Si vede la piazza Vittorio Emanuele II, parte delle logge, la Torre civica e il vecchio campanile.

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Una pianta della Linea Gotica

Ricevo e pubblico la ricerca storica di Luciano Baldarelli:

Su richiesta del comando alleato della XVIII Armata Britannica al C.N.L. italiano una pianta della Linea Gotica, un lavoro di rilievo è stato eseguito dal Maggiore Dottor Cesare Del Vecchio del C.N.L. provinciale (PU) coadiuvato dai geometri Ghirlanda e Di Giorgio, su una fascia della linea gotica lunga 15 km e profonda 7 km specificando non solo forze in uomini e i dispositivi di difesa ma particolarmente la situazione delle zone minate, distinguendo i tratti con mine anti-uomo “S” da quelle con mine anticarro “T”, i varchi liberi, ecc…

La planimetria e altri documenti furono trasportati con anche istruzioni agli alleati per lanci di armi del Maggiore Severoni Antonio Comandante del Brigata Partigiana Garibaldi “Bruno Lugli”.

La staffetta addetta della Brigata Partigiana Garibaldi “Bruno Lugli” Cerri Livia nata a Pesaro il 07/11/1910 e deceduta il 06/08/1989 col grado di Gregaria Partigiana combattente nei primi giorni del mese di agosto 1944 testualmente scrive: “Quindi partii da Saltara col biglietto che mi aveva consegnato il Maggiore Severoni Antonio e arrivai a Trebbiantico presso la casa del Maggiore e Dottore Cesare Del Vecchio il quale mi consegnò un documento che si trovava in un tubo di canna (il documento era la topografia della linea gotica).

Quindi ripartii per Saltara e quando mi trovai a valle di Novilara vicino alla casa di un contadino c’era un tedesco che abbaiava come un cane.

Scesi la valle e arrivata in strada verso Santa Maria dell’Arzilla, sempre quel tedesco che abbaiava come un cane cominciò a sparare raffiche di mitra verso di me.

Le pallottole fischiavano e io mi dissi quelle che fischiano non mi colpiscono e se sarò colpita pazienza.

Continuai a camminare normale, senza neanche buttarmi a terra.

Quando smise di sparare, allora camminai più in fretta per portare a compimento la mia missione fino a Montegiano frazione di MonteBaroccio”.

Dal racconto di Ciro Renganeschi 86enne s’organizzarono con l’aiuto di Ivo Alberghetti inserirono nella canna di bambù anche le istruzioni agli alleati zone di lancio e di armi e munizioni del Maggiore Severoni Antonio, dovevano fare presto perché i polacchi sembravano arrivare.

Partimmo io e il Ten. di Vascello Aldo Piazzesi prima dell’alba il giorno non me lo ricordo passammo sotto Sant’Ippolito ricordo che incontrammo solo un motociclista tedesco con un cesto di uova prese dai contadini che ha avuto più paura lui che noi perché pensò che eravamo dei partigiani armati e con la moto sbandò e gli cadde il cesto delle uova e Ivo capiva un po’ di tedesco gli aiutò a raccogliere le uova e rideva delle bestemmie che diceva in tedesco.

Arrivati a Pergola a casa di Antonietti Aldo, geometra della provincia, che prese la canna e la portò in giardino e la mise in sostegno di un alberello.

Noi tornammo subito indietro e arrivammo di notte fonda a Cartoceto dove Aldo aveva la fidanzata e andò a dormire con lei e io in una stalla con una vacca e altri animali.

Con la collaborazione dei G.A.P. locali comandati dal tenente Galliano Binotti.

Io, Costanzo Fagioli e il Ten. Galliano Binotti il giorno 11/08/1944 partimmo dal nostro rifugio di Pergola verso gli alleati, già arrivati a Cabernardi.

Mai ci sono apparsi così lunghi, racconta Costanzo Fagioli 85enne, i 14 chilometri che separano Pergola da Cabernardi  soprattutto quando ci siamo imbattuti alla Pantana sul ponte con due soldati tedeschi che lo presidiavano che era minato e che ci hanno perseguiti.

Credo che sia stata la fortuna e la mano di Dio a intervenire perché bastava soppesare la grossa canna che usavamo come bastone per capire che era vuota e trovare la famosa mappa, quei soldati erano troppo giovani per capire.

Arrivati a Cabernardi nella caserma dei carabinieri dove era il comando del Reggimento Regia Marina San Marco comandata dal Capitano di Vascello Augusto Tesi consegnammo la canna nelle mani del comandante in 2° Capitano di Fregata Corradi Corradino che lo trasferì con urgenza al comando del 2° Corpo Polacco situato a Monte San Marco a Vallone di Senigallia, noi fummo trattenuti e tornati a Pergola con loro italiani e patrioti della Brigata Maiella il 20/08/1944.

Ricerca effettuata da me Luciano Baldarelli anno 2010

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Il viaggio del primo ministro britannico Winston Churchill nelle Marche

Ricevo e pubblico la ricerca storica di Luciano Baldarelli:

Il viaggio del 1° ministro britannico Winston Churchill nelle Marche.

Incomincia nella mattina del 25 agosto 1944 nell’aeroporto  a Loreto conquistato il 9 luglio 1944 dalla 2° brigata corazzata polacca, è arrivato a bordo di un aereo proveniente da Siena accompagnato dal gen. Harold Alexander e dal figlio maggiore Randolph Churchill.

Dopo aver passato in rassegna i cavalleggeri e aver rivolto loro un discorso si trasferisce in auto verso nord, presso il quartier generale dell’ottava armata britannica.

Dove il comandante generale Oliver Leese tenne un rapporto sulla situazione militare, il luogo si trovava a Brugnetto di Ripe (Senigallia) nel palazzo Antonelli Augusti Castracane dove gli diede una sontuosa accoglienza il conte Augusto Augusti capitano di cavalleria nella 1° guerra mondiale.

Il 26 agosto alle ore 10:45 compie una visita presso il quartier generale del secondo corpo armata polacco accompagnato dal generale Harlod Alexander situato nella zona del Vallone di Senigallia con esattezza Monte San Marco situato a metà strada fra Bettolelle e Filetto dove ha un colloquio con il comandante generale Władysław Anders.

Da qui poi Churchill alle ore 11:45 si sposta verso Montemaggiore al Metauro con il generale Alexander comandante delle armate alleate in Italia o XV gruppo di armate (5° armata americana e 8° armata britannica), transitò per Corinaldo e a mezzogiorno a San Michele al Fiume e poi  proseguì per Mondavio, Orciano di Pesaro, San Giorgio di Pesaro, Piagge e arrivo a casa Mei a Monte Pulito di Monte Maggiore sul Metauro.

Testimonianze:

Maria Scarpetti nata il 29 settembre 1900, così ricorda i fatti:

la nostra casa era posta sulla collina chiamata Monte Pulito e da li si dominava tutta la valle del Metauro.

Nell’estate 1944 si erano sistemati dei soldati tedeschi con una cucina che preparava il rancio per altri loro compagni sparsi nei dintorni.

Nel mese di Agosto 1944 venne anche Churchill.

Prima di Churchill arrivarono in casa mia dei generali in compagnia di altri personaggi: ricordo che il generale Alexander, un uomo molto alto, si era seduto sulla tavola e cominciò a distribuire sigarette a mio padre e a degli sfollati.

Churchill non entrò in casa, ma andò sotto una quercia poco più in giù dove si poteva osservare col binocolo la vallata del Metauro e le colline che stavano oltre il fiume Metauro della Linea Gotica.

Un soldato che era entrato in casa si chiamava Raimondo, dopo avermi dato della farina, volle che gli preparassi i maccheroni.

In verità  volevano le tagliatelle che noi nelle Marche chiamiamo maccheroni lunghi.

Dopo aver fatto la pasta, l’ho cotta e loro hanno mangiato alla mia tavola.

Un altro ufficiale si chiamava Alessandro e parlò allungo con mio marito che conosceva la lingua inglese per essere stato in America.

Churchill invece mangiò sotto due grandi mori (gelsi), dopo di che si fece servire il te e osservò la vallata col binocolo.

Successivamente per una strada tornò su passando sempre rasente alla nostra casa con un gruppo di ufficiali andò al centro di Monte Maggiore.

La notte successiva alla visita di Churchill, le centinaia di cannoni che gli eserciti alleati avevano piazzato anche a poca distanza da casa nostra incominciarono a sparare a fuoco continuo per ore e ore tanto che il cielo era diventato rosso fuoco.

Il giorno dopo, quando siamo andati a vedere sul posto, c’erano montagne di bossoli, di granate sparate, altre ancora intatte, tre cannoni erano scoppiati e avevano le loro canne che si erano aperte sulla bocca e ripiegate come le bucce delle banane.

Inoltre c’erano tante sigarette, borracce e gavette nonché le tombe di quattro morti forse colpiti dallo scoppio dei quattro cannoni.

Dopo breve tempo cominciarono a transitare interminabili colonne di carri armati, autoblindo, camion che trainavano cannoni e tanti altri veicoli i quali sollevavano dei polveroni che toglievano il respiro.

Dalle memorie di Don Fortunato Minardi, parroco agosto 1944

Giunsero qui in incognito con macchine di gran lusso (senza contrassegni), distinte personalità tra cui furono identificate Churchill (1° ministro inglese) e generale Alexander seguiti Rupert Clarke (aiutante in campo di Alexander) e Jonh Stimpson (ufficiale di collegamento del quartiere generale dell’VIII armata).

Nel borgo fu subito inscenata una dimostrazione di simpatia e di onore all’indirizzo del primo ministro inglese e dagli altri personaggi ma questi fecero segno di non gradire manifestazioni di sorta.

A piedi si diressero verso il castello e si fermarono sulla piazzetta che è un magnifico balcone onde si domina tutta la sottostante pianura in cui gode uno splendido panorama, poi si recano infondo la via principale del castello, che è un altro punto che pure offre una vaste e incantevole visuale.

Quindi gli eminenti personaggi osservando lo schieramento delle artiglierie in battaglia si sedettero sopra una rustica panca offerta da alcuni popolani  presenti i quali pur ravvisando distinte personalità non conobbero chi fossero.

Si trattennero ragionando e fecero fotografie per una decina di minuti e poi ripartirono verso la volta di Calcinelli di Saltara e si diressero verso il castello di Saltara dove c’era un punto di osservazione alleato.

Nella lettere di Nello Iacchini

Nella mattina del 26 agosto verso mezzo giorno un partigiano comunista Nello Iacchini (GAP di Saltara, brigata Garibaldi “Bruni Lugli”) con due compagni intervennero vicino al paese di Saltara per bloccare un lancio di bombe ma ben presto individuarono in mezzo a una vigna un soldato tedesco completamente isolato minuto di mortaio e munizioni.

Un’azione rapida ed efficace lo circondarono e lo catturarono per poi consegnarlo a un ufficiale inglese.

La soddisfazione della brillante azione di guerra sfumò rapidamente, infatti mentre ritornavano in paese furono fermati da tre ufficiali canadesi che procedevano in jeep lungo la strada, uno di loro in perfetto italiano gli disse che il loro compito era ormai finito e con estrema gentilezza gli disarmò.

Dopo pochi minuti passò lungo la strada un’altra jeep con grande stupore i partigiani riconobbero sia il generale Alexander che Churchill che indirizzava a loro un caloroso saluto.

Dopo il primo momento di meraviglia capirono quasi subito l’importanza della loro impresa, avendo catturato un unico tedesco che però avrebbe potuto con il suo mortaio colpire la jeep del primo ministro britannico che passava lungo la via.

Il ritorno verso sud del primo ministro non è stato documentato.

Ricerca storica di:

Luciano Baldarelli

San Lorenzo in Campo (PU)

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G.A.P. di Castelleone di Suasa

Ricevo e pubblico la ricerca storica di Luciano Baldarelli:

G.A.P. (Gruppo di Azione Patriottica) di Castelleone di Suasa (AN).
Operante nel 1943 e nel 1944 nelle valli dei fiumi Misa, Nevola e Cesano comprendenti i paesi di Castelleone di Suasa, Barbara, Ostra Vetere e San Lorenzo in Campo.
Comandato da Antonio Marcelli, vicecomandante Gabrielli Guerrino.
Commissario politico Renato Bramucci (Uliano) di Ancona.

Amello Quinto
Amello Terzo
Ascani Aldo
Bianchi Nello
Carboni Marino
Carbini Amato
Conti Croato
Conti Giovanni
Conti Natale
Conti Oscar
Conti Pietro
Conti Zuilio
Felici Giacomo
Gaggini Lino
Gaiardi Natale
Galli Elvio
Galli Giuseppe
Galli Luigi
Guerra Agostino
Guerra Amelio
Guerra Giulio
Guerra Ugo
Luzzi Lino
Marcelli Cristoforo
Marchetti Alberino
Morelli Angelo
Morelli Dino
Morelli Crescentino
Olivieri Dario
Paupini Eustorgio (AN)
Paupini Nazzareno
Paupini Sograte
Sebastianelli Augusto
Serra Gino (carabiniere deceduto)
Solazzi Giannino
Toderi Natale
Il Tedesco Gianni

Fronte della gioventù:
Carbini Giuseppe
Giraldi Pietro
Orlandi Osvaldo
Persi Irmo
Pucci Duilio

Collaboratori:
Augelli Monti Dino (Nidastore)
Conti Domenico
Occhialini Tullio (San Lorenzo in Campo)

Ricerca effettuata da me Luciano Baldarelli marzo 2013

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