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Una pianta della Linea Gotica

Ricevo e pubblico la ricerca storica di Luciano Baldarelli:

Su richiesta del comando alleato della XVIII Armata Britannica al C.N.L. italiano una pianta della Linea Gotica, un lavoro di rilievo è stato eseguito dal Maggiore Dottor Cesare Del Vecchio del C.N.L. provinciale (PU) coadiuvato dai geometri Ghirlanda e Di Giorgio, su una fascia della linea gotica lunga 15 km e profonda 7 km specificando non solo forze in uomini e i dispositivi di difesa ma particolarmente la situazione delle zone minate, distinguendo i tratti con mine anti-uomo “S” da quelle con mine anticarro “T”, i varchi liberi, ecc…

La planimetria e altri documenti furono trasportati con anche istruzioni agli alleati per lanci di armi del Maggiore Severoni Antonio Comandante del Brigata Partigiana Garibaldi “Bruno Lugli”.

La staffetta addetta della Brigata Partigiana Garibaldi “Bruno Lugli” Cerri Livia nata a Pesaro il 07/11/1910 e deceduta il 06/08/1989 col grado di Gregaria Partigiana combattente nei primi giorni del mese di agosto 1944 testualmente scrive: “Quindi partii da Saltara col biglietto che mi aveva consegnato il Maggiore Severoni Antonio e arrivai a Trebbiantico presso la casa del Maggiore e Dottore Cesare Del Vecchio il quale mi consegnò un documento che si trovava in un tubo di canna (il documento era la topografia della linea gotica).

Quindi ripartii per Saltara e quando mi trovai a valle di Novilara vicino alla casa di un contadino c’era un tedesco che abbaiava come un cane.

Scesi la valle e arrivata in strada verso Santa Maria dell’Arzilla, sempre quel tedesco che abbaiava come un cane cominciò a sparare raffiche di mitra verso di me.

Le pallottole fischiavano e io mi dissi quelle che fischiano non mi colpiscono e se sarò colpita pazienza.

Continuai a camminare normale, senza neanche buttarmi a terra.

Quando smise di sparare, allora camminai più in fretta per portare a compimento la mia missione fino a Montegiano frazione di MonteBaroccio”.

Dal racconto di Ciro Renganeschi 86enne s’organizzarono con l’aiuto di Ivo Alberghetti inserirono nella canna di bambù anche le istruzioni agli alleati zone di lancio e di armi e munizioni del Maggiore Severoni Antonio, dovevano fare presto perché i polacchi sembravano arrivare.

Partimmo io e il Ten. di Vascello Aldo Piazzesi prima dell’alba il giorno non me lo ricordo passammo sotto Sant’Ippolito ricordo che incontrammo solo un motociclista tedesco con un cesto di uova prese dai contadini che ha avuto più paura lui che noi perché pensò che eravamo dei partigiani armati e con la moto sbandò e gli cadde il cesto delle uova e Ivo capiva un po’ di tedesco gli aiutò a raccogliere le uova e rideva delle bestemmie che diceva in tedesco.

Arrivati a Pergola a casa di Antonietti Aldo, geometra della provincia, che prese la canna e la portò in giardino e la mise in sostegno di un alberello.

Noi tornammo subito indietro e arrivammo di notte fonda a Cartoceto dove Aldo aveva la fidanzata e andò a dormire con lei e io in una stalla con una vacca e altri animali.

Con la collaborazione dei G.A.P. locali comandati dal tenente Galliano Binotti.

Io, Costanzo Fagioli e il Ten. Galliano Binotti il giorno 11/08/1944 partimmo dal nostro rifugio di Pergola verso gli alleati, già arrivati a Cabernardi.

Mai ci sono apparsi così lunghi, racconta Costanzo Fagioli 85enne, i 14 chilometri che separano Pergola da Cabernardi  soprattutto quando ci siamo imbattuti alla Pantana sul ponte con due soldati tedeschi che lo presidiavano che era minato e che ci hanno perseguiti.

Credo che sia stata la fortuna e la mano di Dio a intervenire perché bastava soppesare la grossa canna che usavamo come bastone per capire che era vuota e trovare la famosa mappa, quei soldati erano troppo giovani per capire.

Arrivati a Cabernardi nella caserma dei carabinieri dove era il comando del Reggimento Regia Marina San Marco comandata dal Capitano di Vascello Augusto Tesi consegnammo la canna nelle mani del comandante in 2° Capitano di Fregata Corradi Corradino che lo trasferì con urgenza al comando del 2° Corpo Polacco situato a Monte San Marco a Vallone di Senigallia, noi fummo trattenuti e tornati a Pergola con loro italiani e patrioti della Brigata Maiella il 20/08/1944.

Ricerca effettuata da me Luciano Baldarelli anno 2010

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